diario

lo straniero di albert camus

stamattina ho finalmente letto lo straniero di camus. uno di quei libri da leggere per forza. stracitato in tanti altri libri che ho amato. la solitudine come l’essere straniero, nella forma più pulita, cristallina, analitica, forse non consapevole, nella folla e in se stessi.
doloroso. come se questo gennaio avesse bisogno ancora di dolore.

diario · libreria · libri di lettura

etty hillesum, diario 1941-1943

hillesum_ultima_cartolina_postale

ultima cartolina scritta scritta da etty, deportata ad auschwitz

[…] sai cosa mi dà la nausea? la tua mezza franchezza, la tua mezza enfasi. certe volte ho paura di chiamare le cose per nome: forse perché non rimarrebbe più niente, allora? le cose devono essere chiamate per nome, e se non reggono a questa prova allora non hanno il diritto di esistere. spesso si cerca di salvarle con una sorta di misticismo. il misticismo deve fondarsi su un’onestà cristallina: quindi prima bisogna aver ridotto le cose alla loro nuda realtà.

etty hillesum, diario 1941-1943

la recherche · libreria · libri di lettura · recensione · recensioni 2019

serotonina di michel houellebecq

parigi come tutte le città era fatta per produrre solitudine


l’ideale sarebbe mantenere la serotonina a un livello corretto […] abbassando il cortisolo, magari aumentando un po’ la dopamina e le endorfine, così sarebbe perfetto. 

offerto e accolto come libro evento dell’anno. dopo 4 anni da sottomissione. dopo aver letto tutto quello che ha scritto e averlo amato. amato in vari periodi della mia esistenza, con maschi cui giravo intorno che erano usciti dalle sue pagine, tali e quali, senza parlare francese ma tali e quali. ai tempi i suoi erano i libri che regalavo di più proprio a quei maschi che non hanno mai avuto cervello sufficiente per capire che le pagine erano loro, per loro. probabilmente non li hanno neanche letti i miei regali. come peraltro io non ho letto i loro.


serotonina si legge, come si legge tutto di lui. il suo capolavoro non è questo. sono le particelle elementari ad essere indimenticabili come ogni novità che arriva e che ti trovi addosso senza poter dire niente o far qualcosa per impedirlo.

serotonina è l’autobiografia diluita di un parigino che non ha bisogno di lavorare grazie ad un’eredità, che ha tempo per flagellarsi, per pensare, per riempirsi di antidepressivi che hanno più pregi che controindicazioni. ha la fortuna di potersi ritirare in una solitudine/terra di nessuno dove tutto è concesso e dove riesce a trasformarsi in invisibile, scaltro e scafato osservatore o guardone. il sesso vario e variegato non dà niente di più alla narrazione. stava tutto in piedi già da solo, quasi che l’elemento che ha dato fastidio (ma era determinante) nei romanzi precedenti dovesse essere necessariamente inserito di forza come tratto e segno distintivo.

il libro si divide a metà, la seconda parte merita la lettura. il miglior personaggio non è il protagonista ma un suo amico dei tempi del liceo che sceglie di fare l’allevatore nella tenuta nobiliare del padre, nonostante la possibilità di una vita più semplice e comoda. affronta e soccombe, ma ci prova. miglior figura non protagonista il dottore.

lettura parallela al film il gioco delle coppie  (maledetti traduttori di titoli, era doubles vies) di olivier assayas. ho messo uno sopra l’altro houellbecq, lo scrittore del film e il protagonista del libro. il fortissimo sospetto che il nostro acidissimo houelly scriva della sua vita non riesco a togliermelo dalla testa. come non mi esce dalla testa che questo sia il libro che ha scritto più facilmente ritirando fuori i suoi cavalli di battaglia e rimanendo molto nel vago fino all’ultima pagina. libertà al lettore di chiudere da solo o continuare a pensare da solo.
lui è antisociale, evidentemente colto (o saccente), cinico e cattivo. lo sanno tutti e tutti devono continuare a crederlo. ma ci ride su.

l’animo romantico che si vede è lo stesso di quelli che hanno perso il grande amore della loro vita facendo una cazzata. e per la quasi totalità dei casi si scopre il grande amore solo quando lo si perde. sarò più cinica di lui.  

tutte le coppie hanno i loro piccoli riti, riti insignificanti, perfino un po’ ridicoli, di cui non parlano con nessuno.

e ciliegina ultima: non credo che rihanna avrebbe fatto sbarellare proust, a lui piacevano principesse.  

diario

discorso di fine anno a reti unificate

quest’anno è stato quello del relativizzare.

[premessa (perché il resto sarà più leggero e divertente) è che qualsiasi cosa mi è capitata è solo fuffa al confronto dei problemi veri e faccio il tifo solo per una persona]

mi son schiantata sul 2018 con tutta la forza raccolta nel 2017. chi corre sa che più veloce vai, più ti fai male se ti schianti. così è stato. mi son imbarcata in un’impresa che, alla fine, non ho nessuna voglia di portar a casa come risultato o premio. vincere questo maledetto, inconcluso concorso equivarrebbe a rovinarsi la vita, a lasciar i bimbi e passare alle carte, ridursi il tempo per uno stipendio che non vale come quello di altre dirigenze dello stato e che non mi cambierebbe sostanzialmente le economie. un vampiro che succhia tempo. non son state le alzatacce alle 5 per mesi e le domeniche chiusa in casa a studiare, l’estate passata bianca e chiusa in cucina, ma l’atteggiamento di stato e ministero verso la questione che mi ha fatto perdere ogni voglia di arrivare. un iter che doveva concludersi in sei mesi è ancora in alto mare dopo più di un anno, senza niente di certo e di CHIARO.
fare la maestrina dalla penna rossa (io scrivo però con pennarellino turchese) non è affatto male come lavoro, tanto che non dico mai vado al lavoro. chéri me lo fa notare sempre, vuol dire tanto.
ci sarà tempo per pensare a cosa vorrò fare da grande.

ho chiuso un ciclo con una classe, la più dura di sempre, con qualche mamma che mi ha fatta a pezzettini dall’alto della propria posizione intellettuale, culturale e accademica.
sono stata bravissima a star zitta.
ho chiesto di andare via e sono stata accontentata. l’aria nuova mi ha sempre fatto bene. ricomincio da zero. inutile incancrenirsi.

ho chiuso con persone. non per come sono loro ma per come fanno trasformare me. per come mi fanno sentire sempre incazzata qualsiasi cosa dicano.

è stato l’anno della presa di coscienza politica. della vergogna di aver in parlamento a rappresentarmi gente come quello che chiamano il capitano e che nessun bambino dei miei (di sei anni) eleggerebbe mai capitano di nessuna squadra. vergognatevi se avete detto o anche solo una volta pensato prima gli italiani, se avete detto male O ANCHE SOLO PENSATO insulti o dichiarazioni certe perché vi sentite dalla parte della ragione, del BRANCO più feroce, al ragazzo fuori dal supermercato che vi chiede l’€ del carrello perché voi pagate le tasse e lui poteva stare a casa sua. e poi andate a messa mi raccomando.

ho letto pochissimo.
sono ingrassata. ho corso 300 km in meno dello scorso anno. ho avuto delle crisi di nervi da diva di hollywood che non ha l’acqua minerale giusta in camerino.
ho parlato poco e scritto meno. ho deciso di chiudere il blog, mi piange il cuore ma mi par inutile mantenerlo in piedi, non lo legge nessuno e l’era dei blog è finita. sto rileggendo i post dal 2006 ripercorrendo anni lontani e vedo quanto sono cambiata, anche nel modo di scrivere. ad aprile, il 30, giorno del suo compleanno l’idea è di farlo sparire.

le fughe a giulianova e bologna, immersione in vitalità e curiosità, tipo cocoon, le persone conosciute online e materializzate sempre di più fino ad abbracciarle.

che il 2019 vada piano.
che il 2019 ci vada piano.

diario · don't strass me · libreria · libri di lettura · recensione · recensioni 2018

l’avana, un delirio subtropicale di mark kurlansky

l'avanaconsigliato da augias e preso a scatola chiusa. una storia svelta e curiosa della città scritta da chi per trentacinque anni ci ha bazzicato. si legge rapido e per chi c’è stato (sempre troppo poco) innesca collegamenti con tutto quello che si è visto. c’è poco fidel e poco che, la politica è affrontata in maniera molto leggera, fin troppo. c’è tutta la mafia americana e le auto, il baseball e i cubani, quelli sì, tutti, coppelia indimenticabile, il malecon,  il papa, fragole e cioccolata e tutti gli autori che dopo cuba son passati anche davanti agli occhi che adesso scrivono. piacevole, da pennica su divano dopo le mangiate di natale. più intrigante per chi c’è stato, meno per chi la sogna come ultimo baluardo comunista.

il blog è poco scritto e poco movimentato. penso sia meglio chiudere un percorso e con lui il blog. mi piange il cuore, ma i tempi cambiano anche le persone, oltre a tutto il resto. non ha più grande senso mantenerlo in rianimazione, deserto e obsoleto.