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#didascalie QUANTO BLU di percival everett

mi dicono sia il suo meno bello, a me è piaciuto e mi aspettano tutti gli altri, con aspettative altissime. lo leggete in un giorno al mare e andate a spasso per parigi (già sposati e figliati con accanto il vostro sogno romantico), per el salvador (da universitari buttati dentro ad avventure troppo grandi, spesso capita e son risolutive) e tornate in america in una cucina super attrezzata e pulitissima e la neve bianca che cade ricopre e soffoca, poi salva. kevin pace è un artista affermato che si porta dietro segreti. a parte il blu del titolo e del quadro ci son colori descritti con il loro nome con perizia, servono pantoni. mi sono sempre piaciuti i nomi delle sfumature dei colori. a el salvador c’è il verde della foresta, il marrone del fango e il rosso del fuoco. a parigi quel giallo burroso che è come un filtro calmante sulle giornate più felici perse a camminare e fermarsi nei cafè con i tavolini appiccicati (non c’è modo pulito di mangiare un buon croissant). piani temporali che si intrecciano e che amo sempre nelle strutture narrative.
mi ha invece lasciata perplessa un “voglio che lo sapete”.
“nessun fantasma nasce dalla sera alla mattina”, sia messo agli atti.

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#didascalie LORO di roberto cotroneo

LORO di roberto cotroneo, neri pozza
i gruppi di lettura hanno il potere di far leggere libri che altrimenti non mi sarebbero mai passati per le mani. puntata zero di un incontro incredibilmente di persona (non fatemi usare in presenza perché ha stufato tanto quanto resilienza) in una libreria del centro chiusa al pubblico il lunedì pomeriggio, ma aperta per l’occasione da un padrone di casa elegantissimo (checchè ne dica lui) anche in tenuta “non in servizio”, a signore altrettanto elegantissime, una in particolare mi ha folgorato. l’ho letto una volta e mezza. la prima volta non ho capito assolutamente dove voleva andare a parare finchè non mi son trovata per terra lunga distesa dopo lo sgambetto dell’autore. e menomale, lui avrà riso al pensiero di stendere signorine saccenti in odor di menopausa e io ho tirato un sospiro di sollievo per non aver sprecato il mio tempo per le sue 190 pagine. la mezza volta son andata a cercarmi riferimenti con il signor google a braccetto ad accompagnarmi. storia di gemelle: lavinia e lucrezia (nomi spesso appaiati per sorellanza come filippo e tommaso per fratellanza). una teresa e una agnese non sarebbero state bene in una villa a vetri di koolhaas, con servitù a nascondere e ad attutire, nel mezzo del niente, vicinissima a una roma lontana anni luce. margherita, giovane universitaria viene assunta come dama di compagnia delle bimbe. il LORO del titolo potete farlo ricadere sulle fanciulle o sulle presenze che si manifestano, poi c’è tempesta, inquietudini, alcool, il mare dei racconti sulla vita precedente del giardiniere, mitologia classica e tempietti maledetti e una punta di bulgakov. c’è molta musica, molta arte, molti riferimenti alti (la maggior parte dei quali sicuramente li avrò lasciati per strada) ed è talmente visivo da far pensare a una trasposizione cinematografica neanche tanto complicata. se volete incontrare cotroneo e vederlo ridere sotto i baffi (un po’ behemoth) per lo sgambetto che mi ha fatto, arriva ai confini dell’impero sabato 10 luglio alle 11 a udine alla libreria Moderna – Le Librerie Udine nell’ambito della festa dei lettori. Mostra menoModifica

LORO di roberto cotroneo, neri pozzai gruppi di lettura hanno il potere di far leggere libri che altrimenti non mi sarebbero mai passati per le mani. puntata zero di un incontro incredibilmente di persona (non fatemi usare in presenza perché ha stufato tanto quanto resilienza) in una libreria del centro chiusa al pubblico il lunedì pomeriggio, ma aperta per l’occasione da un padrone di casa elegantissimo (checchè ne dica lui) anche in tenuta “non in servizio”, a signore altrettanto elegantissime, una in particolare mi ha folgorato. l’ho letto una volta e mezza. la prima volta non ho capito assolutamente dove voleva andare a parare finchè non mi son trovata per terra lunga distesa dopo lo sgambetto dell’autore. e menomale, lui avrà riso al pensiero di stendere signorine saccenti in odor di menopausa e io ho tirato un sospiro di sollievo per non aver sprecato il mio tempo per le sue 190 pagine. la mezza volta son andata a cercarmi riferimenti con il signor google a braccetto ad accompagnarmi. storia di gemelle: lavinia e lucrezia (nomi spesso appaiati per sorellanza come filippo e tommaso per fratellanza). una teresa e una agnese non sarebbero state bene in una villa a vetri di koolhaas, con servitù a nascondere e ad attutire, nel mezzo del niente, vicinissima a una roma lontana anni luce. margherita, giovane universitaria viene assunta come dama di compagnia delle bimbe. il LORO del titolo potete farlo ricadere sulle fanciulle o sulle presenze che si manifestano, poi c’è tempesta, inquietudini, alcool, il mare dei racconti sulla vita precedente del giardiniere, mitologia classica e tempietti maledetti e una punta di bulgakov. c’è molta musica, molta arte, molti riferimenti alti (la maggior parte dei quali sicuramente li avrò lasciati per strada) ed è talmente visivo da far pensare a una trasposizione cinematografica neanche tanto complicata. se volete incontrare cotroneo e vederlo ridere sotto i baffi (un po’ behemoth) per lo sgambetto che mi ha fatto, arriva ai confini dell’impero sabato 10 luglio alle 11 a udine alla libreria Moderna – Le Librerie Udine nell’ambito della festa dei lettori.

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#didascalie ODIO di daniele rielli

divorato come non facevo da tantissimo. tre amici universitari, le loro idee visionarie (previsioni), la loro abilità e qualche colpo di culo li fanno diventare milionari. tutto grazie ai social (l’evoluzione è spaventosa ma assolutamente verosimile). siamo già nel futuro e lo vediamo tutti i giorni nella nostra miserrima vita. questo romanzo è ambientato da un giorno qualsiasi post pandemia, ma da un’ambientazione distopica come quella che stiamo vivendo si passa a quella di rielli, che è anche peggio, per certi versi. di tutto questo covid-19 ci rimarrà, come dice lui, solo l’abitudine a lavarci le mani mille volte con l’amuchina, dopo aver reso obbligatorio il vaccino? sono uscita dalle 500 e più pagine con le orecchie basse, mi ha buttata in un abisso di scoramento: sono di una banalità e una scontatezza che non mi attribuivo in questa maniera, autostima a livelli fossa delle marianne. ci son delle pagine che ricalcano al millimetro la “mia” gestione dei social, meglio sarebbe dire i social che mi governano e inducono a spese e scelte, inutile nascondersi dietro a un dito. l’unica cosa saggia e utile sarebbe togliersi da tutto e pagare lo scotto, l’uscita, scontare la crisi di astinenza che credo sarebbe inevitabile e la solitudine, perché a me stare qua fa tanta compagnia, scrivo, leggo, parlo, imparo e disimparo anche. tornare a un nokia 3310? possibile? anche questa sembra solo una fantasia. bravo rielli, piaciuto moltissimo, mi ha spaventata molto e anche se sono (come sembra dopo queste 500 pagine) il modello base base di essere umano posso pensare che la direzione che prenderemo sarà proprio quella che ci indica in maniera funesta lui. scazza un po’ nel finale per i miei gusti, così come aveva fatto veronesi nel colibrì, nello stesso modo. tiene il ritmo dall’inizio alla fine e dà quella sensazione meravigliosa che pochi libri danno, quella dell’urgenza di girare la pagina e di andare a vedere come va a finire. l’ultima pagina rimanda al blog, non ho avuto il coraggio di leggere i due file a cui rimanda e che cmq mi son scaricata sul mio telefono. che ha tutti i social, la geo localizzazione per le corse, per arrivare in indirizzi che non conosco, che si parla con il mio orologio, che mi tiene sotto controllo passi e cuore, con i libri da leggere quanti voglio dove voglio con il carattere che voglio. mi salvano i vini, quelli li ho bevuti quasi tutti e gli altri sentiti nominare.

il cervaro della sala però vince sempre.

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COSE CHE SUCCEDONO DI NOTTE di peter cameron

#didascalia

arriviamo in treno sopra il 60° parallelo. lingue che non si conoscono, non si capiscono e non si parlano, neve, freddo e neve sporca. marito e moglie devono incontrare e portare a casa un figlio, orfanotrofi con finestre alte e nel mezzo del niente. marito e moglie non avranno mai il nome, a differenza di tutti gli altri, comparse comprese che ne hanno uno, spesso notevole. ho iniziato a leggerlo con grande entusiasmo e mi sono arenata a neanche il 30%. solo la spinta di amiche libresche fidatissime me l’ha fatto finire. un po’ shining film, un po’ famiglia addams (il barista), un po’ pelliccia che odora di canfora e polvere magica con un etereo guru e un pappagallo. livia pinheiro-rima è il vero deus ex-machina, perennemente in abito da sera, a volte al piano, spesso con un bicchiere in mano sveste i panni della femme fatale per diventare salvatrice, risolvere e mostrare la strada. sempre con pelliccia e abito da sera. come tutte le storie che con i treni iniziano, il finale è un treno che parte.”[…] in barba alla liberazione femminile e a tutte quelle stupidaggini, qualsiasi donna si sente incomparabilmente meglio con un vestito da sera, soprattutto se è un balenciaga”