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#didascalie ODIO di daniele rielli

divorato come non facevo da tantissimo. tre amici universitari, le loro idee visionarie (previsioni), la loro abilità e qualche colpo di culo li fanno diventare milionari. tutto grazie ai social (l’evoluzione è spaventosa ma assolutamente verosimile). siamo già nel futuro e lo vediamo tutti i giorni nella nostra miserrima vita. questo romanzo è ambientato da un giorno qualsiasi post pandemia, ma da un’ambientazione distopica come quella che stiamo vivendo si passa a quella di rielli, che è anche peggio, per certi versi. di tutto questo covid-19 ci rimarrà, come dice lui, solo l’abitudine a lavarci le mani mille volte con l’amuchina, dopo aver reso obbligatorio il vaccino? sono uscita dalle 500 e più pagine con le orecchie basse, mi ha buttata in un abisso di scoramento: sono di una banalità e una scontatezza che non mi attribuivo in questa maniera, autostima a livelli fossa delle marianne. ci son delle pagine che ricalcano al millimetro la “mia” gestione dei social, meglio sarebbe dire i social che mi governano e inducono a spese e scelte, inutile nascondersi dietro a un dito. l’unica cosa saggia e utile sarebbe togliersi da tutto e pagare lo scotto, l’uscita, scontare la crisi di astinenza che credo sarebbe inevitabile e la solitudine, perché a me stare qua fa tanta compagnia, scrivo, leggo, parlo, imparo e disimparo anche. tornare a un nokia 3310? possibile? anche questa sembra solo una fantasia. bravo rielli, piaciuto moltissimo, mi ha spaventata molto e anche se sono (come sembra dopo queste 500 pagine) il modello base base di essere umano posso pensare che la direzione che prenderemo sarà proprio quella che ci indica in maniera funesta lui. scazza un po’ nel finale per i miei gusti, così come aveva fatto veronesi nel colibrì, nello stesso modo. tiene il ritmo dall’inizio alla fine e dà quella sensazione meravigliosa che pochi libri danno, quella dell’urgenza di girare la pagina e di andare a vedere come va a finire. l’ultima pagina rimanda al blog, non ho avuto il coraggio di leggere i due file a cui rimanda e che cmq mi son scaricata sul mio telefono. che ha tutti i social, la geo localizzazione per le corse, per arrivare in indirizzi che non conosco, che si parla con il mio orologio, che mi tiene sotto controllo passi e cuore, con i libri da leggere quanti voglio dove voglio con il carattere che voglio. mi salvano i vini, quelli li ho bevuti quasi tutti e gli altri sentiti nominare.

il cervaro della sala però vince sempre.

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COSE CHE SUCCEDONO DI NOTTE di peter cameron

#didascalia

arriviamo in treno sopra il 60° parallelo. lingue che non si conoscono, non si capiscono e non si parlano, neve, freddo e neve sporca. marito e moglie devono incontrare e portare a casa un figlio, orfanotrofi con finestre alte e nel mezzo del niente. marito e moglie non avranno mai il nome, a differenza di tutti gli altri, comparse comprese che ne hanno uno, spesso notevole. ho iniziato a leggerlo con grande entusiasmo e mi sono arenata a neanche il 30%. solo la spinta di amiche libresche fidatissime me l’ha fatto finire. un po’ shining film, un po’ famiglia addams (il barista), un po’ pelliccia che odora di canfora e polvere magica con un etereo guru e un pappagallo. livia pinheiro-rima è il vero deus ex-machina, perennemente in abito da sera, a volte al piano, spesso con un bicchiere in mano sveste i panni della femme fatale per diventare salvatrice, risolvere e mostrare la strada. sempre con pelliccia e abito da sera. come tutte le storie che con i treni iniziano, il finale è un treno che parte.”[…] in barba alla liberazione femminile e a tutte quelle stupidaggini, qualsiasi donna si sente incomparabilmente meglio con un vestito da sera, soprattutto se è un balenciaga”

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#didagoestolamaddalena 1

corsa all’alba, colazione e poi isola di caprera. visita alla casa di garibaldi, esco e con impeto ovviamente da garibaldina chiedo se si può raggiungere cala garibaldi (il mare) con un sentiero senza fare le strade trafficate. il local mi dice che non è proprio sentiero ma c’è una traccia. parto. dopo mezz’ora non c’è neanche la traccia di una traccia e realizzo che:

  1. sono una stupida
  2. sono sola nella macchia sarda profumata e fitta come le più buie foreste delle fiabe (sebbene su isoletta)
  3. nessuno sa che sono andata per la macchia tenebrosa
  4. il telefono non prende se mi dovessi fare male.
    ipso facto.

metto un piede male, storta alla caviglia: avanti tutta perché se mi fermo e mi son fatta male veramente non riparto. due minuti due di sconforto ma al solito me la devo sfangare da sola. salgo sul roccione più alto e punto di nuovo verso le sicure residenze garibaldine. ne esco incolume da cinghiali ma con le gambe sfigurate dai rovi e dalle spine. come avessi messo le gambe dentro la gabbia di un tigrotto molesto. ho fatto foto, pipì, ho finito l’acqua, trovato un pollaio nel mezzo del niente, le arnie ancora più nel mezzo del niente. dopo quasi due ore, con una certa fierezza, riprendo la strada con le gambe insanguinate e sudata marcia ma con stile, cappello, unghie fatte la sera prima e abbinamento perfetto. poi il mare mi ha disinfettata e guarita. tanto quanto l’ichnusa e la focaccia del porto.
l’happy-end ci vuole. alcoolico.

capitanecoraggiose

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#DIDAscalie anna e amedeo di boris nossik

#DIDAscalie
anna e amedeo di boris nossik.
lui stava per esplodere come modigliani, lei non era ancora la achmatova. lei va in viaggio di nozze a parigi e lo incontra, 1910. l’anno dopo ci torna da sola. forse per lui. lo va a cercare a casa con un mazzo di rose, lui non arriva, lei fa cadere i fiori che si incastrano per terra come lui poi li troverà. camminano e parlano per i giardini di parigi, i caffè. chissà cosa si son detti in francese che è diventato lingua di mezzo. poi si torna alle proprie vite. poi più niente. testimonianze “reali” tangibili non sembrano essercene (in un altro libro “a parigi ebbe incontri innocenti ed emozionanti con modigliani”), dopotutto chi può avere testimonianze reali di una coppia clandestina? qui i rapporti si immaginano poco innocenti. i ritratti esistono ancora, son stati collegati a lei nel 1993 durante una mostra dedicata ai disegni di modigliani, me la ricordo bene, a palazzo grassi a venezia. ho avuto per anni un poster 70×100 di un disegno di modì in camera. anna torna a san pietroburgo con decine di suoi ritratti. lui muore nel 1920. un ritratto solo di quelli portati in russia esiste ancora, la copia è appesa in formato A4 nella sua stanza nella casa sulla fontanka. degli altri si sono perse le tracce. lei lo mette in parole, di nascosto. si legge come coccolati dalla voce di uno zio affettuoso, a conoscenza dei fatti, che ti vuole raccontare una storia, ma senza le inevitabili brutture del mondo. solo per appassionati del tempo, degli amanti in questione (necessario crederci altrimenti lettura inutile), della nebbia di parigi e della neve di spb.

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#DIDAscalie LE VARIAZIONI REINACH di filippo tuena


filippo tuena fa ricerca per raccontare dei reinach su basi solide, documenti, archivi e interviste, poche le ipotesi ma necessarie. famiglie ricchissime che escono vincitori e medagliati dalla prima guerra mondiale, di quelle che si trovano nella recherche. raccontandoci dei reinach ci racconta la storia di tutte le famiglie deportate.
uno scrivere asciutto e struggente che dai saloni e dai ricevimenti spumeggianti della parigi belle epoque, passa attraverso l’invasione nazista, la reclusione a drancy nel campo di permanenza e transito alle porte di parigi e si conclude ad auschwitz. da darcy il primo trasporto diretto, con a bordo 1000 persone parte il 22 giugno 1942 con destinazione auschwitz-birkenau. mille persone alla volta. l’ultimo treno il 31 luglio 1944. parigi è liberata il 25 agosto 1944. le stelle gialle si possono scucire.
non è ovviamente una lettura leggera, mio grande coinvolgimento e al solito sconvolgimento che mi impressiona sempre.
letture indispensabili in tempi di memorie brevi e deliri di ignoranza e onnipotenza.