diario

discorso di fine anno a reti unificate

quest’anno è stato quello del relativizzare.

[premessa (perché il resto sarà più leggero e divertente) è che qualsiasi cosa mi è capitata è solo fuffa al confronto dei problemi veri e faccio il tifo solo per una persona]

mi son schiantata sul 2018 con tutta la forza raccolta nel 2017. chi corre sa che più veloce vai, più ti fai male se ti schianti. così è stato. mi son imbarcata in un’impresa che, alla fine, non ho nessuna voglia di portar a casa come risultato o premio. vincere questo maledetto, inconcluso concorso equivarrebbe a rovinarsi la vita, a lasciar i bimbi e passare alle carte, ridursi il tempo per uno stipendio che non vale come quello di altre dirigenze dello stato e che non mi cambierebbe sostanzialmente le economie. un vampiro che succhia tempo. non son state le alzatacce alle 5 per mesi e le domeniche chiusa in casa a studiare, l’estate passata bianca e chiusa in cucina, ma l’atteggiamento di stato e ministero verso la questione che mi ha fatto perdere ogni voglia di arrivare. un iter che doveva concludersi in sei mesi è ancora in alto mare dopo più di un anno, senza niente di certo e di CHIARO.
fare la maestrina dalla penna rossa (io scrivo però con pennarellino turchese) non è affatto male come lavoro, tanto che non dico mai vado al lavoro. chéri me lo fa notare sempre, vuol dire tanto.
ci sarà tempo per pensare a cosa vorrò fare da grande.

ho chiuso un ciclo con una classe, la più dura di sempre, con qualche mamma che mi ha fatta a pezzettini dall’alto della propria posizione intellettuale, culturale e accademica.
sono stata bravissima a star zitta.
ho chiesto di andare via e sono stata accontentata. l’aria nuova mi ha sempre fatto bene. ricomincio da zero. inutile incancrenirsi.

ho chiuso con persone. non per come sono loro ma per come fanno trasformare me. per come mi fanno sentire sempre incazzata qualsiasi cosa dicano.

è stato l’anno della presa di coscienza politica. della vergogna di aver in parlamento a rappresentarmi gente come quello che chiamano il capitano e che nessun bambino dei miei (di sei anni) eleggerebbe mai capitano di nessuna squadra. vergognatevi se avete detto o anche solo una volta pensato prima gli italiani, se avete detto male O ANCHE SOLO PENSATO insulti o dichiarazioni certe perché vi sentite dalla parte della ragione, del BRANCO più feroce, al ragazzo fuori dal supermercato che vi chiede l’€ del carrello perché voi pagate le tasse e lui poteva stare a casa sua. e poi andate a messa mi raccomando.

ho letto pochissimo.
sono ingrassata. ho corso 300 km in meno dello scorso anno. ho avuto delle crisi di nervi da diva di hollywood che non ha l’acqua minerale giusta in camerino.
ho parlato poco e scritto meno. ho deciso di chiudere il blog, mi piange il cuore ma mi par inutile mantenerlo in piedi, non lo legge nessuno e l’era dei blog è finita. sto rileggendo i post dal 2006 ripercorrendo anni lontani e vedo quanto sono cambiata, anche nel modo di scrivere. ad aprile, il 30, giorno del suo compleanno l’idea è di farlo sparire.

le fughe a giulianova e bologna, immersione in vitalità e curiosità, tipo cocoon, le persone conosciute online e materializzate sempre di più fino ad abbracciarle.

che il 2019 vada piano.
che il 2019 ci vada piano.

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8 risposte a "discorso di fine anno a reti unificate"

  1. Ho letto il post qualche giorno fa, ma non ho scritto nulla. Torno ora per suggerire di non cancellare proprio tutto il blog. Sarebbe bello se potessero rimanere (almeno) le recensioni e i consigli di letture :) Il discorso sulla chiusura di un ciclo lo capisco – been there -, ma i libri suggeriti, quelli posso ancora ispirare tanti.
    Buon 2019, qualunque decisione prendi.

  2. Dida!!
    Ti ho appena ricercato dopo anni, perchè volevo un buon libro consigiato e quando questo succede mi vieni sempre in mente tu!
    Non ti leggo sempre ma sei una voce preziosa!
    Da quando scrivi perchè ti leggano in molti?! :-)
    Scrivi quando puoi, quel che puoi, per chi lo apprezza.
    Accompagnati con questo 2019, il meglio deve ancora arrivare!

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