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una solitudine troppo rumorosa di bohimil hrabal 1965


non sono neanche 100 pagine ma ho fatto una dannata fatica a finirlo per il senso di pesante oppressione che mi ha buttato addosso. l’ho letto perché consigliato da uno scrittore che stimo: Alberto Schiavone.
“da trentacinque anni lavoro alla carta vecchia ed è la mia love story. da trentacinque anni presso carta vecchia e libri, da trentacinque anni mi imbratto con i caratteri”. impacchetta la carta con una pressa e cerca di dar, a quella materia da mandare al macero, un’ultima dignità estetica con le copertine di certi libri o stampe di immagini buttate. raccogliendo in 35 anni i libri che si dovevano salvare, ha trasformato la sua povera casa in un santuario colto, togliendosi materialmente (ma non solo) gli spazi per vivere. angosciante, per la storia con la s maiuscola che si vede sullo sfondo a praga e per la sua personale, di solitudini, perdite, cose non dette e miseria. non lascia indifferenti, non ha possibilità di farlo, ma ha provocato il sentimento che mi mette in croce, che faccio di tutto per evitare, che mi fa più paura di tutti: l’angoscia. finito, ripensato, pagine violente e di sofferenza. il saggio introduttivo è di giorgio pressburger che ricordo sempre con piacere per ironia, stile e disponibilità, in giro per presentazioni nelle sale friulane. #didascalie

“il tuo cervello non è nulla più che pensieri pressati da una pressa meccanica.”

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