diario · diario di viaggio · in viaggio con la zia · parigi

sono andata a dormire con i capelli bagnati. stanotte ero a parigi, sola. a guardare scorrere l’acqua. so anche il punto esatto dov’ero appoggiata. mi ricordo anche com’ero vestita, la mia mantella grigia su tutto. era autunno, c’era vento e le foglie volavano gialle. era tutto un po’ grigio, quel punto di grigio che deve starci sulla senna senza bisogno di piovere, quello che ti avvisa che arriverà l’inverno. ma per il momento no. quello che serve ad aver bisogno di una copertina per star fuori a bere pastis e immaginarti di aver come vicino di tavolino vicinissimo hemingway, puzzolente e cazzone. poi mi son svegliata. buio. mi riaddormento e sono davanti al computer a spiegare come si legge l’ora sugli orologi con le lancette alla mia truppa. mi sveglio in preda all’ansia. per l’orologio di cartone con le lancette sbilenche. per i quarto d’ora che mi paiono la roba più difficile del mondo da insegnare. da insegnare così. mi riaddormento. mi sveglio presto, caffè, le storie dei bimbi che mi leggono mi fanno compagnia, un piccione cagone e un verme blu oggi mi fanno ridere. poi taglio l’erba, di nuovo serve il veleno alle rose, tiro via erbacce e mi becco ancora le spine sulle mani, sì avevo i guanti. il vicino arriva con una bottiglia di gwertztraminer, tiro fuori quel che rimane dei miei bicchieri, al sole, a distanza. mi parla di cuba e della finca di papa hemingway. il giro è fatto anche oggi.

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