diario

#didagoestolamaddalena 1

corsa all’alba, colazione e poi isola di caprera. visita alla casa di garibaldi, esco e con impeto ovviamente da garibaldina chiedo se si può raggiungere cala garibaldi (il mare) con un sentiero senza fare le strade trafficate. il local mi dice che non è proprio sentiero ma c’è una traccia. parto. dopo mezz’ora non c’è neanche la traccia di una traccia e realizzo che:

  1. sono una stupida
  2. sono sola nella macchia sarda profumata e fitta come le più buie foreste delle fiabe (sebbene su isoletta)
  3. nessuno sa che sono andata per la macchia tenebrosa
  4. il telefono non prende se mi dovessi fare male.
    ipso facto.

metto un piede male, storta alla caviglia: avanti tutta perché se mi fermo e mi son fatta male veramente non riparto. due minuti due di sconforto ma al solito me la devo sfangare da sola. salgo sul roccione più alto e punto di nuovo verso le sicure residenze garibaldine. ne esco incolume da cinghiali ma con le gambe sfigurate dai rovi e dalle spine. come avessi messo le gambe dentro la gabbia di un tigrotto molesto. ho fatto foto, pipì, ho finito l’acqua, trovato un pollaio nel mezzo del niente, le arnie ancora più nel mezzo del niente. dopo quasi due ore, con una certa fierezza, riprendo la strada con le gambe insanguinate e sudata marcia ma con stile, cappello, unghie fatte la sera prima e abbinamento perfetto. poi il mare mi ha disinfettata e guarita. tanto quanto l’ichnusa e la focaccia del porto.
l’happy-end ci vuole. alcoolico.

capitanecoraggiose

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