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l’avana, un delirio subtropicale di mark kurlansky

l'avanaconsigliato da augias e preso a scatola chiusa. una storia svelta e curiosa della città scritta da chi per trentacinque anni ci ha bazzicato. si legge rapido e per chi c’è stato (sempre troppo poco) innesca collegamenti con tutto quello che si è visto. c’è poco fidel e poco che, la politica è affrontata in maniera molto leggera, fin troppo. c’è tutta la mafia americana e le auto, il baseball e i cubani, quelli sì, tutti, coppelia indimenticabile, il malecon,  il papa, fragole e cioccolata e tutti gli autori che dopo cuba son passati anche davanti agli occhi che adesso scrivono. piacevole, da pennica su divano dopo le mangiate di natale. più intrigante per chi c’è stato, meno per chi la sogna come ultimo baluardo comunista.

il blog è poco scritto e poco movimentato. penso sia meglio chiudere un percorso e con lui il blog. mi piange il cuore, ma i tempi cambiano anche le persone, oltre a tutto il resto. non ha più grande senso mantenerlo in rianimazione, deserto e obsoleto.

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zibaldone

ho la gola in fiamme e faccio fatica a parlare, quando la gente si accorge del mio tono improvvisamente mi risponde abbassando il suo, come se avesse paura di svegliare qualcuno. vorrei tanto correre ma è meglio che stia buona un paio di giorni.
non ho voglia di studiare, mi son imbarcata in un’impresa titanica a cui non sono destinata a sopravvivere, senza voglia, senza spinta, senza la reale convinzione di voler proprio fare quello per cui ho studiato tutto l’inverno come una pazza. siamo in balia di commissioni romane che rimandano gli incontri, di date fissate che diventano”probabili” e gente che sente sempre per prima le voci che filtrano dal ministero e poi quando esce la comunicazione ufficiale è pronta a dire “ve l’avevo detto”.
questo concorso pare una selezione ai campionati mondiali di calcio partendo da eliminazione fra le squadre dei celibi e ammogliati che si faceva il lunedì di pasquetta. da 40000 iscritti (ma di più con tutti i ricorsi accettati dal mitico TAR del lazio) ne usciranno 2800 o poco più. i vincitori, in ordine di arrivo, sceglieranno la sede, se mai dovessi arrivare fin lì.. mi resterà scampia.
la competenza varrà poco in prima battuta, servirà memoria, nervi saldi e una grande botta di culo. e intanto continuo a fare fatica con una scuola sempre più vuota di scuola e sempre più piena di ogni genere di attività che qualsiasi associazione si trova in diritto e dovere di proporci. mi vedo non sapere, mi vedo in un’ignoranza abissale, in un cadere dalle nuvole senza rete sotto, mi vedo dubitare perennemente senza quel poco di sicurezza che mi sembrava di avere messo da parte per i momenti come questi.
vado a correre e prendo fiato. guardo il video della maratona di parigi di domenica scorsa con gli arrivi, i pianti, gli urli e piango anch’io, e il 14 aprile 2019 ho una roba da fare anch’io. là.
e poi ci sono le mie amiche vicine e lontane in giro per il mondo che mi dicono che si può scegliere sempre, ogni giorno: per partire nel deserto a fare un trophy con le (i?) land rover, piantarsi sotto le dune e fermarsi a bere un tè, a sanpietroburgo fra uova e matisse, in india con guru yogici e scimmie, in islanda passando per la siberia con macchine fotografiche che sono mestiere fantastico, in costa rica a vivere in un posto che è sempre stato paradiso terrestre anche per me, a diventare guerriere per la prova più importante di un’intera vita. diceva il poeta: godere un solo minuto di vita iniziale. avanti. punto e a capo. ricominciamo da venezia con una bionda col rossetto, che va sempre bene venezia e va sempre bene una bionda.

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diario di un genio di salvador dalì

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pagine del diario di dalì dal ’53 al ’63. pagine di delirio. dalì a me non piace, artisticamente parlando mi provoca ansia e disagio. pensavo mi potesse invece entusiasmare il suo modus vivendi, ma dopo neanche metà libro son passata dal sorridere per i suoi deliri di onnipotenza alla noia più sonnolenta e piatta. la casa editrice è una delle mie preferite, la carta anche e, a parte l’amore conclamato per gala, questa è la cosa che mi è piaciuta di più. non è nemmeno uno di quei libri da far carne macinata per citazionisti. farà bella mostra di sé nella sezione parisienne della mia libreria.

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candore di mario desiati

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ho dormito più di 12h, la ripresa dalla sbronza di capodanno ha richiesto più energie del previsto.
mi son fatta un’ora di strada per andare dalla dentista con cui avevo appuntamento, lei era in ferie e io non avevo sbagliato appuntamento. guidare mi è sempre piaciuto, non mi son neppure scomposta. ho bevuto un caffè, preso la cartoleria per il nuovo anno e mi son fermata a far la spesa per strada.
fa freddo e vorrei esser da un’altra parte: in questo momento, precisamente, a les colonnes de buren e passare la giornata lì a far foto, con una macchina fotografica vera, senza telefono, a far flanella, a veder le ore passarmi davanti con il mondo che mi gira intorno in quella piazza lì, e tornare a casa a piedi.

ho finito candore stamattina, il titolo è un bel pugno nello stomaco fin dalle prime pagine ma alla fine ha un grande senso perché martino è uno puro, e come tutti i puri è solo. quello che mi ha colpito di più non è la passione per il porno di martino bux ma la non comprensione di tutti quelli che gli stanno intorno. la sua inconcludenza è figlia della non comprensione, mi torna in mente l’incompreso di comencini (del 1966) visto da piccola in tv, che mi ha fatta dormire male per mesi. si entra in un mondo (segreto) che sicuramente è anche di persone che incontriamo tutti i giorni.
le pulsioni obbligano alla cieca obbedienza ma devono restare segrete.
desiati è del 1977 e sa scrivere. nei ringraziamenti mi ha fatto sorridere: “[…] angela rastelli alla quale va anche la mia solidarietà e riconoscenza per aver dovuto cercare decine di film porno e nomi di protagonisti usando gli immacolati computer  di via biancamano”. magari nelle stesse stanze di pavese.


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