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venice experience

ho perso il telefono a burano alle 11.30. avvisati i carabinieri, ho continuato a chiamarmi per tutto il pomeriggio, finché è arrivata l’ora di andare a casa. mi son messa in coda per il vaporetto.
una bimba è uscita da scuola alla mezza e l’ha raccolto. bimba, scuola, ovvio. la mamma è tornata a casa alle 5 dal lavoro, ha richiamato il numero (c’erano 29 chiamate senza risposta) ed è venuta a portarmelo. grazie cinzia! bellissima cosa, mi ha riempito di felicità, e l’aver ritrovato il telefono è marginale. tutto il mio amore conclamato per venezia, adesso è chiaro esser reciproco.
o il karma, finalmente.
#enjoyrespectvenezia

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l’avana, un delirio subtropicale di mark kurlansky

l'avanaconsigliato da augias e preso a scatola chiusa. una storia svelta e curiosa della città scritta da chi per trentacinque anni ci ha bazzicato. si legge rapido e per chi c’è stato (sempre troppo poco) innesca collegamenti con tutto quello che si è visto. c’è poco fidel e poco che, la politica è affrontata in maniera molto leggera, fin troppo. c’è tutta la mafia americana e le auto, il baseball e i cubani, quelli sì, tutti, coppelia indimenticabile, il malecon,  il papa, fragole e cioccolata e tutti gli autori che dopo cuba son passati anche davanti agli occhi che adesso scrivono. piacevole, da pennica su divano dopo le mangiate di natale. più intrigante per chi c’è stato, meno per chi la sogna come ultimo baluardo comunista.

il blog è poco scritto e poco movimentato. penso sia meglio chiudere un percorso e con lui il blog. mi piange il cuore, ma i tempi cambiano anche le persone, oltre a tutto il resto. non ha più grande senso mantenerlo in rianimazione, deserto e obsoleto.

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zibaldone

ho la gola in fiamme e faccio fatica a parlare, quando la gente si accorge del mio tono improvvisamente mi risponde abbassando il suo, come se avesse paura di svegliare qualcuno. vorrei tanto correre ma è meglio che stia buona un paio di giorni.
non ho voglia di studiare, mi son imbarcata in un’impresa titanica a cui non sono destinata a sopravvivere, senza voglia, senza spinta, senza la reale convinzione di voler proprio fare quello per cui ho studiato tutto l’inverno come una pazza. siamo in balia di commissioni romane che rimandano gli incontri, di date fissate che diventano”probabili” e gente che sente sempre per prima le voci che filtrano dal ministero e poi quando esce la comunicazione ufficiale è pronta a dire “ve l’avevo detto”.
questo concorso pare una selezione ai campionati mondiali di calcio partendo da eliminazione fra le squadre dei celibi e ammogliati che si faceva il lunedì di pasquetta. da 40000 iscritti (ma di più con tutti i ricorsi accettati dal mitico TAR del lazio) ne usciranno 2800 o poco più. i vincitori, in ordine di arrivo, sceglieranno la sede, se mai dovessi arrivare fin lì.. mi resterà scampia.
la competenza varrà poco in prima battuta, servirà memoria, nervi saldi e una grande botta di culo. e intanto continuo a fare fatica con una scuola sempre più vuota di scuola e sempre più piena di ogni genere di attività che qualsiasi associazione si trova in diritto e dovere di proporci. mi vedo non sapere, mi vedo in un’ignoranza abissale, in un cadere dalle nuvole senza rete sotto, mi vedo dubitare perennemente senza quel poco di sicurezza che mi sembrava di avere messo da parte per i momenti come questi.
vado a correre e prendo fiato. guardo il video della maratona di parigi di domenica scorsa con gli arrivi, i pianti, gli urli e piango anch’io, e il 14 aprile 2019 ho una roba da fare anch’io. là.
e poi ci sono le mie amiche vicine e lontane in giro per il mondo che mi dicono che si può scegliere sempre, ogni giorno: per partire nel deserto a fare un trophy con le (i?) land rover, piantarsi sotto le dune e fermarsi a bere un tè, a sanpietroburgo fra uova e matisse, in india con guru yogici e scimmie, in islanda passando per la siberia con macchine fotografiche che sono mestiere fantastico, in costa rica a vivere in un posto che è sempre stato paradiso terrestre anche per me, a diventare guerriere per la prova più importante di un’intera vita. diceva il poeta: godere un solo minuto di vita iniziale. avanti. punto e a capo. ricominciamo da venezia con una bionda col rossetto, che va sempre bene venezia e va sempre bene una bionda.

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diario di un genio di salvador dalì

diariodiungenio

pagine del diario di dalì dal ’53 al ’63. pagine di delirio. dalì a me non piace, artisticamente parlando mi provoca ansia e disagio. pensavo mi potesse invece entusiasmare il suo modus vivendi, ma dopo neanche metà libro son passata dal sorridere per i suoi deliri di onnipotenza alla noia più sonnolenta e piatta. la casa editrice è una delle mie preferite, la carta anche e, a parte l’amore conclamato per gala, questa è la cosa che mi è piaciuta di più. non è nemmeno uno di quei libri da far carne macinata per citazionisti. farà bella mostra di sé nella sezione parisienne della mia libreria.