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gli anni di annie ernaux

“invecchiando non avevamo più età”.
dagli anni 40 al 2008, una donna.
a pag. 10 son citate la duchessa di guermantes e céleste albaret ed è stato immediato amore puro.
ho avuto bisogno di google più spesso di sempre: per andare a cercare tutta quella serie di personaggi, prodotti, programmi televisivi, canzoni che son citati in ogni pagina e che son parte integrante della cultura francese, della francia di annie ernaux.
[potrebbe essere per un corrispettivo italico andreotti, almirante, de sica, canzonissima, macario, raffella carrà, pippo baudo, sandra e raimondo, aldo moro, le caramelle rossana, le palline zigulì e gli atena doria…]
chi ha masticato lingua e cultura francese o chi ha vissuto in francia sarà più calato nelle pagine, riuscirà a leggere più spedito e con ancora più grande godimento.
son dovuta arrivare a pag. 144 per riconoscere fatti eventi e personaggi e collocarli anche nel mio passato, affiancare la mia storia personale a quella con la s maiuscola.
sono pagine di universalità sopratutto per noi fanciulle. ritrovarsi nell’età che stiamo vivendo con tutti i drammi, i dubbi e le insicurezze, quelle che non si fanno più vedere a tutti come si faceva a a vent’anni. avere fra i 40 e i 50 anni con drammi intimi, silenzi, perdite inevitabili, bilanci, traguardi e sconfitte, grandi amori in fiacca, la voglia e la necessità di evitare ogni ipocrisia, i genitori che invecchiano troppo di fretta, la maternità o la maternità mancata, evitata, ripensata con l’idea del troppo tardi ormai, svarioni tanto impetuosi quanto disastrosi: dev’essere quello che ci si porta dietro, indipendentemente dall’anno di nascita. la STORIA che scorre lenta e fa da quinta alla storia minore, a quella di ognuno di noi.
non è un romanzo, è una storia personale appena stilizzata con la storia francese dentro, o viceversa.
a me è piaciuto moltissimo. mi ci sono ritrovata tutta.

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bobi bazlen (trieste 1902 – milano 1965)

vanno letti insieme, in successione contraria: il primo (saggio del 2019) completo e pieno di nomi, il secondo (romanzo di ricerca del 1983) criptico e solo con qualche traccia che ci basta a ricostruire il puzzle, mettendo in conto una sottile antipatia per il narratore.
se ne esce meno ignoranti e consapevoli di saperne sempre troppo poco, sempre. bobi bazlen è da conoscere. vien voglia di andare a trieste a cercare posti col terrore cieco di trovarci negozi anonimi che hanno cancellato epoche.
dal novembre 2017, solo adesso son riuscita a riprendere ritmi e gusti del leggere. troppo tempo. perso.

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serotonina di michel houellebecq

parigi come tutte le città era fatta per produrre solitudine


l’ideale sarebbe mantenere la serotonina a un livello corretto […] abbassando il cortisolo, magari aumentando un po’ la dopamina e le endorfine, così sarebbe perfetto. 

offerto e accolto come libro evento dell’anno. dopo 4 anni da sottomissione. dopo aver letto tutto quello che ha scritto e averlo amato. amato in vari periodi della mia esistenza, con maschi cui giravo intorno che erano usciti dalle sue pagine, tali e quali, senza parlare francese ma tali e quali. ai tempi i suoi erano i libri che regalavo di più proprio a quei maschi che non hanno mai avuto cervello sufficiente per capire che le pagine erano loro, per loro. probabilmente non li hanno neanche letti i miei regali. come peraltro io non ho letto i loro.


serotonina si legge, come si legge tutto di lui. il suo capolavoro non è questo. sono le particelle elementari ad essere indimenticabili come ogni novità che arriva e che ti trovi addosso senza poter dire niente o far qualcosa per impedirlo.

serotonina è l’autobiografia diluita di un parigino che non ha bisogno di lavorare grazie ad un’eredità, che ha tempo per flagellarsi, per pensare, per riempirsi di antidepressivi che hanno più pregi che controindicazioni. ha la fortuna di potersi ritirare in una solitudine/terra di nessuno dove tutto è concesso e dove riesce a trasformarsi in invisibile, scaltro e scafato osservatore o guardone. il sesso vario e variegato non dà niente di più alla narrazione. stava tutto in piedi già da solo, quasi che l’elemento che ha dato fastidio (ma era determinante) nei romanzi precedenti dovesse essere necessariamente inserito di forza come tratto e segno distintivo.

il libro si divide a metà, la seconda parte merita la lettura. il miglior personaggio non è il protagonista ma un suo amico dei tempi del liceo che sceglie di fare l’allevatore nella tenuta nobiliare del padre, nonostante la possibilità di una vita più semplice e comoda. affronta e soccombe, ma ci prova. miglior figura non protagonista il dottore.

lettura parallela al film il gioco delle coppie  (maledetti traduttori di titoli, era doubles vies) di olivier assayas. ho messo uno sopra l’altro houellbecq, lo scrittore del film e il protagonista del libro. il fortissimo sospetto che il nostro acidissimo houelly scriva della sua vita non riesco a togliermelo dalla testa. come non mi esce dalla testa che questo sia il libro che ha scritto più facilmente ritirando fuori i suoi cavalli di battaglia e rimanendo molto nel vago fino all’ultima pagina. libertà al lettore di chiudere da solo o continuare a pensare da solo.
lui è antisociale, evidentemente colto (o saccente), cinico e cattivo. lo sanno tutti e tutti devono continuare a crederlo. ma ci ride su.

l’animo romantico che si vede è lo stesso di quelli che hanno perso il grande amore della loro vita facendo una cazzata. e per la quasi totalità dei casi si scopre il grande amore solo quando lo si perde. sarò più cinica di lui.  

tutte le coppie hanno i loro piccoli riti, riti insignificanti, perfino un po’ ridicoli, di cui non parlano con nessuno.

e ciliegina ultima: non credo che rihanna avrebbe fatto sbarellare proust, a lui piacevano principesse.