diario · don't strass me · libreria · libri di lettura · recensione · recensioni 2018

l’avana, un delirio subtropicale di mark kurlansky

l'avanaconsigliato da augias e preso a scatola chiusa. una storia svelta e curiosa della città scritta da chi per trentacinque anni ci ha bazzicato. si legge rapido e per chi c’è stato (sempre troppo poco) innesca collegamenti con tutto quello che si è visto. c’è poco fidel e poco che, la politica è affrontata in maniera molto leggera, fin troppo. c’è tutta la mafia americana e le auto, il baseball e i cubani, quelli sì, tutti, coppelia indimenticabile, il malecon,  il papa, fragole e cioccolata e tutti gli autori che dopo cuba son passati anche davanti agli occhi che adesso scrivono. piacevole, da pennica su divano dopo le mangiate di natale. più intrigante per chi c’è stato, meno per chi la sogna come ultimo baluardo comunista.

il blog è poco scritto e poco movimentato. penso sia meglio chiudere un percorso e con lui il blog. mi piange il cuore, ma i tempi cambiano anche le persone, oltre a tutto il resto. non ha più grande senso mantenerlo in rianimazione, deserto e obsoleto.

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il club degli incorreggibili ottimisti di jean-michel guenassia

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le vocazioni sono un terno al lotto

inizia con il funerale di sartre, 19 aprile 1980 con due persone che si incontrano dopo 20 anni e poi ci si immerge in un grande flash back, si torna indietro, dall’inizio.

ci sono compiti insormontabili quali affrontare la realtà, dire la verità, o riconoscere i propri errori. si svicola, si scansa, si passa ad altro e si fa propria la morale gesuitica: mentire per omissione non è mentire.

è un romanzo bellissimo che ho letto tutto d’un fiato. un po’ perché avevo bisogno di respirare dopo mesi di solo studio, un po’ perché era lì da tempo, consiglio di amici fidati, fidatissimi. c’è parigi, c’è la storia di michel che diventa grande ma è  una scusa che serve da megafono per le vite di tutti quelli che ha la fortuna di avere intorno. per lui che ci sta dentro, immerso, una formazione migliore di quella di un qualsiasi liceo parigino blasonato.

il club degli incorreggibili ottimisti nasce il 30 maggio del ’56, si chiude lunedì 6 luglio del ’64. al balto locale ideale in una parigi che salta agli occhi, nella sala dietro, quella nascosta, si scrive, si gioca a scacchi e si discute. michel alle soglie dell’adolescenza, ci mette il naso e viene adottato da una sfilata di grandissimi personaggi, esuli nostalgici dalla grecia e dell’URSS. le motivazioni della partenza, l’approdo a parigi e le loro storie si rivelano e si svolgono fino all’ultima pagina, non sono sempre ragioni politiche quelle che portano all’allontanamento. ci son grandissime storie d’amore, avventure, passioni, segreti, parole non dette. tutto in una dimensione fatta di lettere, di penne che grattano la carta, da camere oscure e ritocchi a mano, di comunicazioni rese difficili da lingue diverse e linee telefoniche antiche. ogni personaggio potrebbe essere un libro a sé stante. resta la grande storia dei primi decenni del 900 e quella storia minore di michel e della sua famiglia che si staglia comunque sulla storia francese e algerina. non sono una grande amante dei romanzi storici, ma questo fa sembrare vera ogni storia che racconta, ogni intreccio.

è al momento dell’avventura che si valutano i ribelli

michel alla fine cresce, lascia quasi tutti i suoi maestri, qualche personaggio non trova una chiusura alla sua storia e sfuma fra le pagine. un romanzo che profuma di poesia.

nessuno può distinguere le lacrime dalla pioggia

 

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la vendetta del perdono di éric-emmanuel schmitt

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quattro racconti duri e bellissimi: le sorelle barbarin, madamina butterfly, la vendetta del perdono, disegnami un aereo. se avete caldo in questi giorni (io qui, ai confini dell’impero ho raggiunto la temperatura di fusione), sono i racconti giusti per regalarvi qualche brivido. di sangue non si legge ma ne scorre a fiumi, siete lettori che guardano dall’alto dentro stanze segrete delle famiglie. dove ci son le cose che non escono, quelle che son riparate e nascoste dai sorrisi di circostanza. tutti i racconti son centrati sulla famiglia, declinata sempre con diversa modalità. la vendetta come da definizione è un piatto che va servito freddo, agghiacciante. le sorelle barbarin son due gemelle che identiche hanno due vite opposte; madamina butterfly una mamma su cui è centrato tutto ma non sembra; la vendetta del perdono è il più duro: un’altra mamma che perde la figlia, uccisa; disegnami un aereo riallaccia (teorie e supposizioni ma verosimili) alla realtà dei tempi antoine de saint-exupéry e il piccolo principe. se non avete testa per roba lunga senza dover per forza buttarsi su volumetti inutili. poi andate a fare un bagno fra un racconto e l’altro e date una guardata al bagnino manzo che potrebbe essere vostro figlio, ma vi serve una botta di vita e pure quello va bene.

bisogna sempre aspettarsi il peggio: non delude mai.

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i formidabili frank di michael frank

tutti abbiamo una zi1527596008771_9788806232849_0_0_0_75 1a. anche se non certificata da legami di sangue, una zia c’è sempre. zia è una tipologia di persona: ti vizia, prima dice di no che la mamma e il papà non vogliono e poi ti fa fare o ti regala quello che vuoi, ti para i colpi e si prede la colpa. ti ama di un amore smisurato e riversa su di te ogni sua più ambiziosa aspettativa o prospettiva, ti fustiga per ogni errore che fai -tagli di capelli adolescenziali compresi-, è la peggiore critica di ogni nostro gesto, dalla facoltà secondo lei che hai preso ed è sbagliata (anche se poi piange quando ti nominano dottore con bacio accademico e lo racconta a tutto il suo giro di amiche per 20 anni), al tuo primo vassoio di biscotti che non sono usciti dal forno come sono usciti a lei negli ultimi 40 anni e ti brucia, ti disintegra con uno sguardo o un commento, poche parole, vetriolo puro, colata di cemento. ho avuto la fortuna di averne due così: la zia evelina (sorella della nonna wanda e altrettanto mitica) che ha aspettato che wojtyla se ne andasse per poter morire: “adesso posso morir anche mi”, pochi giorni dopo dello stesso anno dopo essersi nutrita nell’ultimo periodo solo di mousse proteica al cioccolato. amaro.

e ce ne sarebbe da scrivere sulla zia evelina.

l’altra vive a los angeles da 50 anni, è tornata spesso a trovarci, diverse volte son andata a trovarla anch’io. è una signora americana a 360° (nonostante si ostini a sbandierare la sua italianità molto sbiadita) che veleggia ben oltre gli 80, non più arzilla come un tempo ma con ancora visibile lo smalto di una volta.
quando ho iniziato a leggere i favolosi frank mi è venuto un colpo. hank, la zia ingombrante, inopportuna, arrogante e in carriera del libro e della vita dell’autore ha delle affinità pazzesche con la mia zia d’america.

mi sono immersa nelle pagine che lasciano in bocca l’amarezza delle storie vere, completamente, in qualche momento mi son sovrapposta al povero mike che alla fine com’è giusto sopravvive in ogni senso possibile alla zia. sarà che sullo sfondo LA si riconosce, si localizzano strade e si vedono i locali, le cameriere vestite di rosa con la brocca di caffè in una mano e un nome improbabile nell’altra. le case che attraversano con il loro stile i decenni, i giardino con l’erba tagliata ogni settimana dal giardiniere messicano, le piscine blu a forma di fagiolo, il BBQ,  sarà il ricordo di un quasi natale in california con decorazioni che mi facevano ridere e stupire dalla mattina alla sera per il loro essere perfettamente fuori sincrono meteorologico.

prendetevelo come libro da ombrellone, va bene. il colore del mare che avrete davanti magari non sarà come quella della piscina a forma di fagiolo di zia hank ma da lei, noi zie, abbiamo tutte da imparare, nel bene e male.